• Pubblicato il: 6 Novembre 2026
  • Argomento: Automotive
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Colonnine di ricarica per auto elettriche in Italia: stato della rete e sviluppi futuri

Colonnine di ricarica per auto elettriche in Italia: stato della rete e sviluppi futuri

 

La diffusione della mobilità elettrica è strettamente legata allo sviluppo di una rete di ricarica capillare, affidabile e in grado di offrire potenze sempre maggiori. In Italia, negli ultimi anni, il numero di colonnine di ricarica per auto elettriche è aumentato rapidamente, interessando città, parcheggi, strade extraurbane e autostrade. L’evoluzione non riguarda però soltanto il numero di infrastrutture: diventano centrali anche velocità di ricarica, interoperabilità e integrazione con il sistema energetico.

Quante sono oggi le colonnine di ricarica per auto elettriche in Italia, dove si trovano e quanto costa usarle? Le risposte cambiano di trimestre in trimestre: i punti di ricarica pubblici erano 84.564 al 30 giugno 2026 secondo Motus-E e 76.511 a settembre secondo l’osservatorio europeo EAFO. Tra giugno 2025 e giugno 2026 la rete è cresciuta di 17.003 punti di ricarica, il ritmo più alto mai registrato da Motus-E, e più di metà dei punti installati nell’ultimo anno è veloce o ultraveloce.

Magari stai pianificando il primo viaggio in autostrada con un’auto elettrica, oppure lavori nel settore e ti serve un quadro aggiornato. Qui trovi numeri, mappa, tempi, operatori e tariffe della ricarica delle auto elettriche, le regole europee che stanno ridisegnando la rete e un aspetto che di solito resta dietro le quinte: il dialogo digitale tra auto, colonnina e operatori.

Tipologia di ricarica: AC, DC e ultra-fast

Le colonnine di ricarica per auto elettriche possono essere classificate in base alla tecnologia di funzionamento.

I punti di ricarica in corrente alternata AC sono associati a potenze fino a 22 kW e tempi di sosta maggiori. Sono adatti a parcheggi, abitazioni e luoghi di lavoro, dove è possibile mantenere l’auto collegata per diverse ore. La conversione da corrente alternata a corrente continua, necessaria alla ricarica della batteria, avviene tramite l’on-board charger interno al veicolo. Per questo, in AC, la potenza effettiva non supera quella del caricatore di bordo, anche quando la colonnina ne offre di più. Colonnine di questo tipo si trovano spesso anche nei parcheggi di supermercati e centri commerciali, dove l’auto si ricarica durante la spesa.

Con la ricarica in corrente continua DC, invece, la conversione avviene nella stazione di ricarica e l’energia viene fornita direttamente alla batteria. Questo consente potenze raggiungibili maggiori, comprese tra 50 e 150 kW, e i tempi di ricarica possono essere ridotti sensibilmente.

Le stazioni ultra-fast rappresentano il livello di potenza più elevato, pari o superiore a 150 kW. La potenza effettivamente assorbita però dipende dal veicolo, dallo stato di carica e dalla temperatura delle batterie. Le colonnine più potenti, che nei listini compaiono spesso come HPC (High Power Charging), danno il meglio con le auto progettate per ricariche ad alta potenza, come quelle con batterie NMC con architettura a 800 V. E oltre l’80% di carica la potenza cala comunque in modo marcato, per proteggere le celle.

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Quante colonnine di ricarica ci sono oggi in Italia

Secondo l’European Alternative Fuels Observatory (EAFO), l’osservatorio europeo sui combustibili alternativi promosso dalla Commissione europea, al 30 giugno 2026 erano presenti in Italia 78.792 punti di ricarica, di cui 60.438 in corrente alternata e 18.354 in corrente continua. Da inizio 2026 si sono aggiunti 8.753 punti di ricarica, corrispondenti ad una crescita del 12,5%.

L’analisi dei dati EAFO evidenzia una crescita particolarmente significativa delle infrastrutture ad alta potenza: il 43% dei punti aggiunti nel primo semestre 2026 è in corrente continua, quasi sempre veloce o ultraveloce.

Mappa delle colonnine di ricarica per auto elettriche in Italia

La Piattaforma Unica Nazionale (PUN) dei punti di ricarica, predisposta dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) con il supporto del GSE (Gestore dei Servizi Energetici) e di RSE (Ricerca sul Sistema Energetico), consente di consultare la mappa delle colonnine di ricarica presenti in Italia, visualizzando la posizione e le relative informazioni tecniche.

Distribuzione delle colonnine di ricarica per regione

La distribuzione della rete evidenzia una maggiore concentrazione nelle aree settentrionali, caratterizzate da una maggiore densità abitativa, industriale e di traffico. La copertura risulta progressivamente meno capillare procedendo verso il Centro-Sud e le Isole.

I numeri lo confermano. Al 30 giugno 2026, secondo Motus-E, il 60% dei punti di ricarica a uso pubblico si trovava al Nord, il 19% al Centro e il 21% al Sud e nelle Isole.

I principali operatori della rete di ricarica in Italia

La rete di ricarica pubblica coinvolge principalmente due figure con funzioni complementari, il Charging Point Operator (CPO) e il Mobility Service Provider (MSP). Il CPO gestisce l’infrastruttura fisica: installazione, manutenzione, connettività, monitoraggio dello stato operativo e gestione tecnica dei punti di ricarica. Il MSP fornisce all’utente il servizio di accesso alla rete, attraverso applicazioni, tessere RFID o altri sistemi di autenticazione, occupandosi dell’avvio della sessione, fatturazione e pagamento. In alcuni casi la stessa società opera sia come CPO sia come MSP. Grazie all’interoperabilità, un MSP può consentire ai propri clienti l’utilizzo di colonnine gestite da CPO differenti.

Tra i CPO attivi in Italia figurano Enel X Way, Plenitude On The Road (ex Be Charge), A2A E-Mobility, Ewiva, Free To X e IONITY. Enel X Way, ad esempio, dichiara l’interoperabilità con oltre 150 MSP. Tra gli MSP utilizzabili in Italia rientrano A2A, Enel con l’app Enel On Your Way, Plenitude On The Road, Telepass e NextCharge.

Costi di ricarica: dal PUN Index GME alle tariffe degli operatori

Per comprendere il costo della ricarica è necessario distinguere il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso dalla tariffa pagata alla colonnina. Dal 2025 il riferimento è il PUN Index GME, che ha preso il posto del Prezzo Unico Nazionale (PUN) dell’energia elettrica. L’indice è elaborato dal Gestore dei Mercati Energetici sulla base dei prezzi zonali del mercato elettrico e rappresenta un riferimento per il valore dell’energia all’ingrosso, non il prezzo finale della ricarica. Tra prezzo all’ingrosso e tariffa al pubblico si inseriscono infatti costi di rete, gestione dell’infrastruttura, manutenzione, servizi digitali, fiscalità e margini dell’operatore. Per questo motivo il valore del PUN Index GME non può essere utilizzato per calcolare il costo della ricarica.

Per avere un ordine di grandezza: a settembre 2026 il PUN Index GME è arrivato a 207,54 €/MWh, cioè circa 0,21 €/kWh, il valore mensile più alto da gennaio 2023 e quasi il doppio di un anno prima.

Un esempio rende evidente la differenza. Se l’energia all’ingrosso avesse un valore di 0,2 €/kWh, 60 kWh corrisponderebbero a 12 € come puro costo dell’energia. Una ricarica pubblica può avere prezzi molto superiori. Nel listino Enel On Your Way aggiornato a giugno 2026, le tariffe Pay Per Use vanno, a seconda dell’operatore e della tecnologia, da 0,67 €/kWh in AC a 0,83 €/kWh in HPC (oltre i 100 kW) di giorno sulla rete Enel ed Ewiva, e sulle reti di altri operatori salgono fino a 1,00 €/kWh, con casi isolati oltre 1,30 €/kWh. Ipotizzando una tariffa di 0,75 €/kWh, una sessione di ricarica da 60 kWh costerebbe 45 €. Dal 1° ottobre 2026 lo stesso listino applica di giorno, sulla rete Enel ed Ewiva, 0,69 €/kWh in AC, 0,76 €/kWh in DC e 0,82 €/kWh in HPC.

Il costo reale dipende, però, dalla quantità di energia effettivamente assorbita e dalla tariffa applicata dal gestore. Enel propone, ad esempio, formule in abbonamento che prevedono 72 kWh mensili a 49 €, 120 kWh a 79 € e 195 kWh a 129 €. Sono i piani Urban, Traveler ed Explorer, validi sulle prese AC e DC ma non in HPC, dove si paga la tariffa a consumo.

PNRR, regolamento AFIR e sviluppi futuri dell’infrastruttura di ricarica

Il PNRR ha contribuito all’espansione della rete attraverso l’investimento 4.3 finalizzato al potenziamento della rete nazionale di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici. La misura prevedeva in origine un investimento di 741 milioni di euro per supportare la realizzazione di 21.255 punti di ricarica rapida, di cui 7.500 sulle strade extraurbane, autostrade escluse, e 13.755 in aree urbane. Le infrastrutture sono progettate per garantire elevate potenze di ricarica, con valori minimi di 175 kW per le installazioni extraurbane e 90 kW per quelle urbane. L’intervento mira a ridurre uno dei principali vincoli all’elettrificazione del parco circolante, aumentando la disponibilità di infrastrutture ad alta potenza e favorendo la diffusione della mobilità elettrica anche sulle lunghe percorrenze.

Consigli pratici per ricaricare l’auto elettrica in Italia

Una gestione efficiente della ricarica richiede una pianificazione preventiva, soprattutto nei viaggi a lunga percorrenza. Prima della partenza è consigliabile individuare le stazioni compatibili con il proprio veicolo. Google Maps e le app dei principali operatori sono uno strumento utile per verificare posizione, potenza e disponibilità delle colonnine. Su Google Maps, però, la disponibilità in tempo reale non compare per tutte le reti: per sapere se una colonnina è libera conviene affiancare la mappa della PUN, che mostra lo stato dei punti collegati in tempo reale, o l’app dell’operatore. Per ottimizzare i tempi e i costi, è consigliabile privilegiare le ricariche ultra-fast durante le soste brevi e confrontare preventivamente le tariffe dei diversi operatori.

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Domande frequenti sulle colonnine di ricarica in Italia

Quante colonnine di ricarica ci sono in Italia?

Dipende dalla fonte, e conviene contare i punti di ricarica, perché una colonnina ne ha spesso due o più. Per l’European Alternative Fuels Observatory i punti pubblici erano 78.792 al 30 giugno 2026 e 76.511 a settembre; Motus-E, che conta anche quelli non ancora allacciati, ne registrava 84.564 al 30 giugno 2026 (1.516 in autostrada), distribuiti su 44.024 stazioni di ricarica.

Dove si trova la mappa ufficiale delle colonnine di ricarica?

È la Piattaforma Unica Nazionale (PUN) dei punti di ricarica, su piattaformaunicanazionale.it e nell’app PUN Maps: mostra posizione, potenza, connettori e operatore di ogni punto e, per quelli collegati in tempo reale, se la colonnina è libera, in uso o prenotata.

Quanto costa ricaricare un’auto elettrica alla colonnina?

A settembre 2026 il prezzo medio rilevato da Adiconsum e TariffEV era di 0,62 €/kWh in AC, 0,75 €/kWh in DC e 0,74 €/kWh in HPC: una ricarica da 60 kWh costa tra 28 e 45 € circa, a seconda della tecnologia e della tariffa scelta.

Come si paga alle colonnine di ricarica?

Con l’app o la tessera RFID di un MSP, anche sulle reti di altri operatori grazie al roaming, oppure senza abbonamento, con carta o contactless sui punti da 50 kW in su installati dal 13 aprile 2024. Dove è attivo il Plug & Charge basta collegare il cavo.

Esistono colonnine elettriche gratuite?

Sì, in alcuni casi: certe attività commerciali, come supermercati e centri commerciali, offrono la ricarica ai clienti durante la sosta. Durata, orari e accesso cambiano da punto a punto, quindi conviene verificarli nella scheda della colonnina prima di contarci.

Che differenza c’è tra la Piattaforma Unica Nazionale (PUN) e il PUN Index GME?

Hanno la stessa sigla ma sono due cose diverse: la Piattaforma Unica Nazionale (PUN) è la mappa ufficiale dei punti di ricarica predisposta dal MASE, il PUN Index GME è l’indice del prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica che dal 2025 ha preso il posto del Prezzo Unico Nazionale.

Lo stato della rete di ricarica in Italia, in sintesi

Arrivato a questo punto hai un quadro completo della rete italiana. I punti da portare a casa sono quattro:

  • le colonnine di ricarica per auto elettriche in Italia offrono tra 76.000 e 85.000 punti di ricarica pubblici, a seconda della fonte e della data, con una crescita di circa il 25% in un anno e sempre più punti veloci e ultraveloci;
  • la rete resta sbilanciata: il 60% dei punti è al Nord, mentre circa un comune su tre non ne ha nemmeno uno;
  • il costo dipende più dalla tariffa e dall’operatore che dal prezzo dell’energia, con prezzi medi tra 0,62 e 0,75 €/kWh a settembre 2026;
  • le regole europee, con l’AFIR e il regolamento delegato che impone la ISO 15118, stanno portando pagamenti più semplici, prezzi trasparenti e ricarica bidirezionale, con scadenze già fissate tra il 2026 e il 2027.

Non ci resta che una domanda: alla tua prossima sosta in colonnina, sai già quale tariffa stai pagando e perché?